Top

Cambia la formazione dell’opinione pubblica con i social network. Ma qualcuno difende gli old media?

Social media twitter e politica

Cambia la formazione dell’opinione pubblica con i social network. Ma qualcuno difende gli old media?

Il comunicato stampa del Censis sui consumi mediatici della popolazione italiana è abbastanza chiaro.

Salgono gli approvvigionamenti da social network e motori di ricerca e scendono quelli da Tv tradizionale, soprattutto fra i giovani. Tra questi ultimi, infatti, la percentuale di utilizzo del web è salita al 90,8%, mentre tra gli anziani siamo al 24,7.

censis

Come da comunicato:

il 79,9% dei primi utilizza YouTube, contro appena il 5,6% dei secondi; è iscritto a Facebook il 79,7% dei giovani e solo il 7,5% degli anziani; il 54,8% degli under 30 usa telefoni smartphone sempre connessi in rete, ma lo fa solo il 3,9% degli over 65; e i giovani che guardano la web tv (il 39,1%) sono dieci volte di più degli anziani (il 3,9%).

 

Ancora il comunicato, riferendosi ai giovani parla di “nomadismo”, ovvero quel passaggio convulso da un media all’altro senza soluzione di continuità e soprattutto senza differenziazione a seconda dell’autorevolezza. Cioè, per i giovani le notizie apprese dal web valgono quanto quelle apprese da un quotidiano o da un tg.

Un utente sempre più popstar

Si parla poi di “palinsesti multimediali personali”, ovvero la fruizione di differenti contenuti su differenti device a seconda delle proprie abitudini, dei propri stili di vita e dei propri gusti. Ed oltre alla fruizione c’è la creazione. Oggi più che mai, grazie alla potenza di calcolo dei nostri smartphone e computer possiamo creare facilmente contenuti di qualità e veicolarli ai nostri amici tramite canali social.

Politica e consenso elettorale

Ciò che emerge riguardo la politica riguarda in special modo temi come la partecipazione ed il consenso.

Oggi solo il 15% degli italiani crede che la diffusione delle tecnologie digitali abbia prodotto nell’ultimo anno cambiamenti in meglio nell’organizzazione dei movimenti politici (per il 35,3% c’è stato invece un peggioramento) e nella formazione delle opinioni politiche (il 28,8% vede, al contrario, cambiamenti in peggio). E soltanto il 19,8% riferisce miglioramenti dovuti ai nuovi media nella partecipazione dei cittadini.

Nel mercato del consenso elettorale è ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per informarsi sull’offerta politica e formarsi un’opinione. In occasione delle ultime elezioni politiche, più della metà degli elettori ha tratto le informazioni in base alle quali scegliere per chi votare dalle notizie e dai commenti trasmessi dai telegiornali (55,3%), più di un terzo (36,8%) ha attinto ai programmi di approfondimento proposti dalle stesse televisioni, meno di un quarto (22,2%) ha avuto come punto di riferimento i giornali, poco più del 16% le tv all news, il 9% la lettura del materiale di propaganda dei partiti e il 7,5% i programmi radiofonici.

Scarsa è stata la partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche organizzate dai partiti (4%). Al contrario, tra i fattori extramediali hanno una grande importanza il passaparola e le discussioni con i familiari e gli amici (43,9%), soprattutto per i giovani (tra i 18-29enni il dato sale al 60,4%). Infine, la comunicazione politica via Internet si articola in una quota del 5,9% di elettori che consulta i siti web di partiti e movimenti (il 7,6% tra i giovani) e l’8,7% che utilizza blog, forum di discussione online, Facebook (il 14,2% tra i giovani). Rispetto alle elezioni del 2009, proprio quest’ultimo canale è tra quelli cresciuti di più (+6,6%).

Per tutti coloro che vedevano Twitter come nuovo medium capace di spostare gli assetti politici, beh c’è da ricredersi.

Social media twitter e politica

Ma qui arriva il bello del comunicato Censis.

Si sostiene infatti che la grande personalizzazione delle fonti, “complici gli algoritmi di Google”, costringa l’utente in un walled garden fatto solo di quelle opinioni che l’utente vuole conoscere, non di temi a lui sgraditi insomma.

Questo problema è ampiamente dibattuto nel libro The Filter Bubble, di Eli Pariser, ed ha un fondamento di verità. Secondo la tesi, complici appunto gli algoritmi di Google e Facebook che restituiscono informazioni in base alle abitudini degli utenti, si finisce per conversare solamente con persone che la pensano come noi e fruire informazioni a noi congeniali. Un gran pericolo per il dibattito democratico e la crescita personale, poiché escludendo la molteplicità delle voci non si ha una reale percezione di ciò che ci accade intorno e si falsa così la realtà (atteggiamento riscontrabile in alcune categorie).

social-networks-walled-gardens

Ma il Censis si spinge oltre:

È questo uno dei tratti fenomenologici peculiari in cui si esprime la società impersonale, ormai affollata da una moltitudine di persone senza personalità, che propendono a un egualitarismo schiacciato in basso, favorito da Internet e dalla frammentazione dei processi di comunicazione, senza spinte propulsive in avanti, rimanendo invischiate in una inclinazione al voyeurismo inerte, senza impegno.

Se può essere veritiera questa definizione (seppur trita e ritrita per chi è del settore), dobbiamo chiederci anche perché si è arrivati a tanto.

Ad esempio, due cose:

  • dovremmo chiederci qual è stato il ruolo dell’informazione televisiva e cartacea di questi ultimi anni, quasi sempre teso a favorire i potentati e a celare notizie scomode;
  • dovremmo chiederci perché la formazione ad una reale conoscenza e ad un utilizzo consapevole della Rete non sia mai stato un tema fondante dell’agenda digitale.

Fatte a noi stessi queste domande, è poi semplice comprendere perché i cittadini vadano ad informarsi altrove, creino addirittura l’informazione e vi sia questo “primato dell’opinione nella comunicazione orizzontale” di cui parla il Censis.

Il problema esiste, poiché è difficile crearsi un’opinione solida e avere una chiara conoscenza dei fatti con la segmentazione informativa dei nostri giorni, ma non tutte le colpe sono riconducibili alla Rete e chi analizza la società queste cose dovrebbe saperle bene.

Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

Show Buttons
Hide Buttons