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Facebook chiama. Fassino e Brunetta come rispondono?

Facebook chiama. Fassino e Brunetta come rispondono?

Dopo aver introdotto le nuove strategie politiche americane sui social media ed aver mostrato l’approccio del ministro dell’istruzione su Youtube, passiamo a Facebook. Il social network è stato letteralmente invaso dagli italiani negli ultimi mesi e quindi anche dalla politica. Ovunque si vada ogni pretesto è buono per parlarne (e forse è stato questo il suo successo ma anche il motivo per cui molti lo odiano).

Renato Brunetta su Facebook. Pagina fan.

Renato Brunetta su Facebook. Pagina fan.

La facilità nel condividire emozioni, foto contemporanee e più datate, la volontà di ritrovare vecchi amici ed un’interfaccia che quasi si fa dimenticare, hanno fatto di questo social network il più adoperato degli ultimi mesi.

Si sa, quando la piazza è piena i mercanti sono felici ed i politici corrono a stringere mani (la tanto amata politica di una volta, sigh!). Eccoli quindi replicarsi virtualmente su questo social network che con la piazza ha moltissime cose in comune. Amici che vanno e vengono, ci dicono qualcosa che possono sentire anche altri, ci fanno regali che vedono anche altri e ci danno consigli che possono essere utili a molti. Tutto alla luce del sole.

Ma i nostri amati politici (perdonate il sarcasmo) non scendendo più sulla piazza reale dai tempi di Berlinguer ed hanno dimenticato come si discute in maniera bi o multidirezionale, continuando ad applicare quelle logiche “top down” che li hanno resi parte di una casta, anche sulla piazza virtuale.

Vediamo così un vastissimo numero di Pagine Fan dove è difficile trovare una risposta “vera” da parte del politico di turno ma abbondano gli enunciati politici.

Piero Fassino su Facebook, pagina degli amici.

Piero Fassino su Facebook, pagina degli amici.

Tra “destra” e “sinistra” prendiamo a caso Fassino e Brunetta: il primo risente di un oblio partitico e mediatico con i suoi 1298 sostenitori. Il secondo con ben 35.481 “fan”, forse trasportati dall’onda mediatica delle sue dichiarazioni e dalla sua statura un pò buffa, gode di maggior successo anche rispetto alla pagina di Veltroni, anche quest’ultimo con una pagina personale aperta e al limite massimo di amicizie.

Nella pagina personale, Piero Fassino, ha toccatocome Veltroni il limite massimo di amicizie (5.000). Il suo status una volta è aggiornato da cellulare (in modo da dare l’idea della persona impegnata ma legata alle nuove tecnologie) con un commento al discorso di Obama e una volta si riferisce alle parole di Berlusconi sugli stupri. Il suo profilo è accessibile a tutti. Grazie a ciò ne certifichiamo la veridicità a discapito di altri profili non accessibili ma creati con il suo nome o con quello di Brunetta.

Ciò che caratterizza profili e pagine anche degli altri politici studiati, è la politicizzazione portata all’estremo, come se questi uomini fossero politici prim’ancòra di essere persone e come se le loro pagine personali fossero vetrine. Porterà risultati tutto questo? Crediamo proprio di no.

Come sperano di guadagnare consenso in modo così semplice e banale? Qualcuno crede di potermi rispondere?

Nell’epoca del web 2.0, della frenesia e della paura i bisogni diventano caldi. Abbiamo cioè bisogno di capire cosa c’è di umano nelle persone alle quali ci leghiamo. Molto spesso è solo da un legame affettivo sano che possiamo trarre giovamento, viste le incertezze che ci dominano.

Se Fassino riuscisse a mostrare il suo lato privato (parlando di cose non per forza politiche) ingaggerebbe maggiore empatia con i suoi “amici”. Tra le tante attività possibili potrebbe curiosare tra i loro profili e lasciare qualche commento simpatico in bacheca (acquistando quindi visibilità tra gli altri amici), pubblicare qualche foto più personale e chiedere un giudizio sulla giovinezza andata, partecipare a gruppi anche un pò più frivoli dove nessuno crederebbe di trovarlo. Insomma, comportarsi da persona normale.

Oggi siamo troppo abituati alle statitistiche e le statistiche lasciano freddi numeri. Credere però di misurare la popolarità in base al numero di contatti è cosa da sprovveduti. Le dinamiche dei social network, complici la fretta, il condizionamento sociale, e la frammentazione della nostra individualità come utenti, ci portano a compiere azioni talvolta incoerenti con le attività svolte quotidianamente.

E’ ovvio che un cambiamento strutturale è necessario. Partire quindi dalla vita quotidiana, ristrutturare la comunicazione istituzionale e cominciare dare l’impressione di essere veramente attivi dovranno essere i passi principali. Un’utenza preparata avverte lo scollamento che c’è tra comunicazione politica sui media tradizionali (abbastanza tracotante e pervasiva) e comunicazione sui nuovi media (molto in punta di piedi perché non se n’è padroni).

Per rimediare allo scollamento è necessario cambiare. Applicare qualche nostro suggerimento, forse, può apportare un piccolo giovamento.

Il discorso è valido, ovviamente, per chiunque voglia attuare una strategia di social media marketing.

Tra qualche giorno analizzeremo la presenza politica su Twitter.

Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

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