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Ma tu li conosci gli #Hashtag?

Ma tu li conosci gli #Hashtag?

hashtag maniSiamo circondati dagli Hashtag: sempre più social network li usano e diffondono il verbo. Tutto iniziò tanto tempo fa su Internet Relay Chat, ma non fu quello il primo passo per la gloria del cancelletto (# per gli amici), tanto che molti prima di leggere questo articolo (ed io fino ad aprile, prima di cercare su Wikipedia), pensavano fossero nati con Twitter!

Fu proprio Twitter a lanciare la moda del hashtag rendendolo utile nel particolare sistema del micro-blogging ad identificare rapidamente gli argomenti, creando una conversazione infinita e stimolando l’ego degli internauti e le ambizioni dei marketer, con il Trending Topic, l’hashtag del giorno. Oggi anche i principali competitors di Twitter, dopo aver visto che tutto uno stuolo di altre reti sociali le usava, hanno fatto loro i tag. Se Google+ li ha resi addirittura automatici, Facebook invece li ha introdotti da relativamente poco tempo ma è stato proprio grazie all’uso combinato di Facebook+Instagram che gli hashtag hanno raggiunto anche i più profani del web, dagli adolescenti-zombie che seguono solo le mode, fino a vostra zia che fino a ieri sapeva solo scrivere “baci siete bellissimi”.

Per noi che cerchiamo sempre i risvolti positivi per il Marketing invece gli hashtag sono una miniera d’oro.

Li abbiamo sperimentati su Twitter ed adesso su Facebook ne sprigioniamo il reale potenziale. Perché?

1- Gli hashtag ormai sono su quasi tutti i siti decenti che contano, dai social network propriamente detti fino ai blog di Tumblr. Si può dire quindi che attraversano la rete in modo trasversale e che dunque, possono arrivare anche su social network che non usate o sulle quali siete più debolucci, tramite effetti virali e passaparola.

2- Gli hashtag rendono molto più facile raggiungere più gente, non solo per la loro natura di appartenere ormai a molte reti sociali, ma anche per ovvii motivi di semplificazione. Rendono l’informazione più facile da categorizzare condensandola.

3- Il risultato è una apertura del brand al mondo e potenzialmente, viceversa. Una occasione unica di raggiungere persone ovunque, tramite sopratutto Facebook, che al momento possiede più del doppio degli utenti del suo principale competitor, Twitter.

Che belli gli hasthtag direte voi, così facili, così semplici, così simpatici, mi sa che vado subito a mettere #ovunque…E no! Fermatevi un attimo. Gli hashtag hanno tanti punti forti ma come quasi ogni cosa online, sono sensibili ad ogni abuso.

Ci sono delle cose che non dovete assolutamente fare.

1- Creare stormi di tag che si affolano su un post. Cercate di usarne UNO o al massimo due, ma se proprio è necessario e c’è un senso!

2- Evitate di inventarvi tag strani. Se volete creare una iniziativa per il vostro brand, promuovere un evento o un prodotto, non datei la zappa sui piedi inventandovi più di un hashtag o qualcosa impossibile da ricordare!

3- Ok Instagram (che comunque per me sembra ancora il nome di una medicina per la stitichezza) vi permette di usare fino a 30 tag e tutti quanti, oltre a mettere #instalove #instagood si inventano tag strani tipo #instamestesso #instalimortacci, ricordatevi però che fare i simpatici può funzionare, ma con moderazione. Cercare di sembrare originali a tutti i costi non è una bella cosa da mostrare in pubblico per un brand.

4- Se state facendo attività promozionali su Facebook, magari non usate hashtag ad ogni aggiornamento e non tutti i giorni. Riservate l’uso quotidiano per Twitter (dove almeno uno è quasi sempre necessario) o Pinterest.

5- Se avete in mente di creare una Campagna intorno ad un tag, state attenti che non vi si ritorca contro: il caso dell’iniziativa dell’Enel chiamata #guerrieri è emblematico e mi sa che finirà nelle case history di tutto il mondo. Si potrebbe già parlare di social media fail all’italiana, dato che quasi subito è nato il tag #coglioni a stigmatizzare tutte le brutture dell’Italia del momento contro il falso ottimismo di Enel.

#coglioni si accompagna spesso a #guerrieri rendendo ormai inscindibili le due campagne e finendo sempre in svantaggio per l’Enel. La presa in giro del tag è usata per aumentare il dissenso nei confronti della Compagnia e criticarla anche direttamente.

 

Se non volete fare la fine di Enel, pensateci due volte prima di entrare in una impresa simile. Le risorse spese per lanciare un TAG attraverso post promossi a pagamento sulle reti sociali e pubblicità in TV potevano essere spesi per fare qualcosa di veramente buono (ad esempio borse di studio a giovani veramente meritevoli e senza parenti o amici in politica) e raccontarlo un poco in giro. Sarebbe stata una pubblicità molto migliore senza tutta questa campagna che sa di retorico ed artificiale e che difatti sembra non aver convinto molti italiani…

però almeno stiamo ridendo con #coglioni! 🙂

Da anni freelance nel settore della comunicazione e del marketing sia online che offline, con diverse esperienze in diversi campi dagli eventi ai social media, dalle relazioni pubbliche al copywriting. Da piccolo voleva fare l'archeologo, da grande lo scrittore. plus.google.com/+VincenzoRomanoB

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