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Quattro lezioni del 2013 sul Social Media Marketing

Il 2013 è stato un anno di grandi cambiamenti ed innovazioni per il social media marketing ed è stato anche l’anno in cui definitivamente si è sancita una enorme spaccatura tra il modo tradizionale di fare marketing ed il social media marketing.

Sebbene questa spaccatura fosse già sensibile negli States, in cui ad esempio già nel 2012 gli investimenti di marketing online equiparavano quelli in pubblicità televisiva (cosa ancora non accaduta in Italia), possiamo dire che il 2013 ha visto il trionfo degli smartphone su scala mondiale cambiando completamente le regole del gioco.

social media

Milioni di modelli low cost di dispositivi mobili, sia telefoni che tablet, hanno invaso il mercato, raggiungendo standard qualitativi sufficienti affinché anche persone che non avevano mai posseduto un PC (come è accaduto nei paesi in via di sviluppo) e non possono certo comprare uno smartphone top level, fossero improvvisamente sempre online.

Ovviamente questa diffusione su larga scala ha spinto l’acceleratore sulle evoluzioni del marketing online. Vediamone qualcuna.

1. Internet è ovunque e gli utenti sono miniere di informazioni

L’onnipresenza del web e la tracciabilità che questo implica ha ottimizzato di molto tutte le attività di marketing online. Lo smartphone o il tablet forniscono, attraverso le app social usate, informazioni costanti e precise su ogni movimento degli utenti. Geolocalizzazione, durate di spostamenti e viaggi, permanenza in un determinato luogo, interazione e ricerche in tempo reale, scansione di codici… Basta fare un esempio “terra terra“: immaginate di essere a Roma con il vostro telefono Android e passate davanti ai Fori Imperiali. Un amico straniero vi chiede quale imperatore ha costruito un edificio voi non sapete la risposta ma invece di aspettare di essere a casa o incontrare qualcuno più preparato e magari dimenticarvi, prendete lo smartphone e lo cercate insieme, e poi fate un foto geolocalizzandovi ai Fori e pubblicandolo su Facebook. Vi viene fame e cercate un buon aperitivo: Google Local vi dice cosa avete intorno, poi in un bar vedete una nuova marca di snack, vi viene curiosità e scannerizzate il codice QR, nel frattempo arriva il vassoio dell’aperitivo ed il vostro amico fa una foto taggando voi ed il bar…

Pensate a tutte queste operazioni ed ai loro risultati: avete lasciato una traccia che tutti possono seguire per fini statistici. Tecnici del marketing turistico possono analizzare quanta gente si tagga giornalmente dai Fori Imperiali su Facebook, per capire i picchi di orario, l’origine geografica e le fasce d’età e per fornire servizi migliori in zona. Google vi fornirà risultati sempre più precisi alla prossime ricerca in base alle vostre preferenze, alle precedenti ricerche ed alla zona in cui vi trovate. La marca di snack può analizzare il traffico proveniente tramite codice QR per vedere quanto il Packaging, o un concorso correlato al codice, ha fatto colpo e, infine, alcuni degli amici del vostro amico straniero vedranno quel bel aperitivo romano su Facebook e Twitter, con tanto di nome del locale, appuntandolo tra  i posti in cui andare nel loro prossimo viaggio a Roma…

Una volta per avere informazioni di questo tipo si doveva investire in costosi sondaggi, focus group, interviste con dispendio di tempo e denaro…adesso gli utenti le danno spontaneamente ed in qualsiasi momento!

2. Il Marketing online è un territorio sempre più conteso

androvsios

Un tempo si diceva che il marketing online costasse meno rispetto a quello tradizionale. Per il momento sicuramente costa ancora meno che annunciarsi su stampa, radio e tv tradizionali a parità di potenziali visualizzazioni (impressioni in gergo tecnico), ma è pur vero che i prezzi aumentano. Qual’è la ragione e quale il vantaggio?

Le ragioni sono tante: è ovvio che il terreno più diventa ricco più è ambito. Quindi quanta più gente è online ed ha attività costanti e sempre tracciabili, più è normale che i costi crescano, dato che aumentano il numero di “player” cioè di persone che lavorano nel settore, aumenta la concorrenza, aumentano i costi di chi offre la possibilità di utilizzare i propri spazi così contesi (si prenda l’esempio della pubblicità a pagamento su Facebook e Twitter, diventata improvvisamente importante per migliaia di imprese che un anno fa si affannavano a stare dietro ai mi piace). Il marketing online fino ad un decennio fa era ancora un territorio sconosciuto alla maggioranza e preso sul serio da pochi, non c’erano reti sociali, i motori di ricerca non avevano regole così restrittive ed era molto facile “fregarli” per arrivare primi nei risultati di ricerca. Adesso invece  è universalmente riconosciuto come il marketing online sia diventato indispensabile, e c’è bisogno di conoscenze specifiche sempre maggiori per poter operare nel settore, inoltre la sempre maggiore quantità di dati e numeri rendono più facili previsioni e di modelli che convincono chi ha i soldi a investirli. Tutti fattori che ormai rendono il Social Media Marketing una merce molto pregiata.

Il vantaggio però rimane: ragionando in rapporto qualità prezzo le possibilità offerte sono uniche. Una strategia qualsiasi di Social Media Marketing può essere personalizzata, monitorata e mirata costantemente per obiettivi precisi, realizzando ogni analisi o modifica in tempo reale. Cosa che un giornale già stampato o una trasmissione tv non possono fare al momento se non creando modelli ibridi che abbiamo il web e le reti sociali come base.

3. Le immagini parlano ovunque

woddygram

Fare foto è la nuova mania. Tutti hanno dispositivi fotografici sempre in tasca, tra telefoni con fotocamere potentissime, macchine fotografiche di qualità ed economiche, con funzioni avanzate ma allo stesso modo semplici e tanti strumenti per la modifica e/o la condivisione immediata (Instagram, Vine, Pinterest, Facebook, Twitter) ha diffuso il potere delle immagini. Se nel web in cui gli stessi utenti producono i contenuti è normale che producendo immagini si aspettino di vedere immagini.

Inoltre l’immagine (statica o in movimento) ha il potere di catalizzare ed esprimere in modo molto immediato idee, valori, concetti…e quindi di catturare quell’attenzione sempre più contesa da mille stimoli e raccontare qualcosa nel poco tempo a disposizione. Dimenticare questo paradigma è impensabile anche perché in un contesto globale una immagine può superare barriere linguistiche e culturali in maniera spontanea ed immediata.

4. La reputazione va su Twitter

reputazione su twitter

Twitter secondo me riassume le funzioni di un ufficio stampa, per questo tanti non sanno usarlo o non ne trovano utilità. In 140 caratteri i politici o le imprese hanno la possibilità di catturare un audience che non starebbe a sentire i loro discorsi ridondanti di 2 ore o relazioni ufficiali da consiglio d’amministrazione. E, allo stesso tempo, gli utenti, potenziali clienti o elettori, hanno la possibilità di sapere il nocciolo delle proposte e delle dichiarazioni, rimanendo a riparo da giri di parole e discorsi belli ma vuoti, decidendo poi cosa approfondire. Il fatto che si usi un canale così permette anche agli utenti di evitare “passi indietro” o incoerenze: se prima non era possibile conservare registrazioni o giornali o n0n si avevano prove che una dichiarazione fosse stata fatta, adesso basta fare uno screen shot per catturare per sempre un cinguettio che magari è stato cancellato.

Twitter diventa così un canale fondamentale per tutte quelle comunicazioni importanti, ufficiali, o per le anticipazioni che dovrebbero dirigere l’attenzione verso altri contenuti.

Da anni freelance nel settore della comunicazione e del marketing sia online che offline, con diverse esperienze in diversi campi dagli eventi ai social media, dalle relazioni pubbliche al copywriting. Da piccolo voleva fare l'archeologo, da grande lo scrittore. plus.google.com/+VincenzoRomanoB

  • Ciao Vincenzo,
    bell’articolo, riassume bene la situazione attuale. Trovo che twitter in particolare abbia acquistato un’importanza sempre maggiore nel 2013. Da un lato, come dici tu, per le funzioni di ufficio stampa che ricopre. Dall’altro perché sempre più aziende (almeno qui in Inghilterra dove vivo) lo usano come parte integrante del loro lavoro quotidiano: lo usano per fare customer service.
    In Italia non sono ancora tante le aziende che lo usano in questo modo, ma in Inghilterra e Stati Uniti va molto di moda ed è davvero efficace. Un’assistenza al cliente fatta velocemente e pubblicamente tramite twitter si trasforma in pubblicità molto potente, perché tutti possono vedere l’impegno dell’azienda nel fornire un buon servizio. E ricollegandomi al tuo primo punto, questo viene reso ancora più semplice dal fatto che tutti ormai hanno costantemente uno smartphone in mano…
    Alla prossima
    Chiara

    • Vincenzo Romano

      Ciao Chiara, grazie per l’apprezzamento ma sopratutto per il commento che completa il discorso dell’articolo: hai aggiunto un punto di vista più specifico alle mie osservazioni di carattere generico. Mi auguro proprio di continuare a catturare l’attenzione di utenti preparati ed attenti come te con tutti i miei articoli! 🙂

  • Ciao Vincenzo, bell’articolo, ma una precisazione: la reputazione non va solo su Twitter, ma va su internet e sui social in generale., e non lo fa solo per politici o personaggi pubblici in genere, ma per tutti e bisogna monitorarla. Ho scritto un articolo sul tema del monitoraggio della digital reputation, legato a temi di personal branding, mi farebbe piacere una tua opinione a riguardo. Lascio il link, se ti va: http://federicabartolini.it/digital-reputation/ Cosa ne pensi?
    PS: complimenti per il blog!

    • Vincenzo Romano

      Grazie per il commento, infatti non ho detto “va solo su Twitter” 😉 ho menzionato solo Twitter perché i 140 caratteri sono l’inizio perfetto (potenzialmente) per tutto, poi come ho detto servono da rimando a tutti gli altri social/blog/siti/contenuti, ma è molto più semplice offrire un buon profilo di twitter a chi ci cerca per la prima volta come base per decidere se seguirci sul web o meno. Diciamo che fa risparmiare tempo, sopratutto nei contatti tra professionisti e nel b2b, settori in cui reputazione e tempo sono valori imprescindibili. Grazie comunque per l’osservazione, repetita iuvant! 🙂

  • mario

    Ciao vincenzo, conosci il network marketing? che ne pensi?

    • Vincenzo Romano

      ciao Mario, scusa per il ritardo ma ho visto solo adesso il tuo commento. Riguardo al network marketing, che poi è un modo più elegante per definire il multi level marketing, posso dire che statisticamente i numeri sono assolutamente contrari, anche perché si tratta di sistemi di vendita che portano velocemente alla saturazione del mercato. A livello di venditori c’è lavora tanto e guadagna, ma certo non è come dicono “guadagni facili senza lavorare” i guadagni sono alti se uno ci si dedica come attività 24H, A livello di “azienda” ci sono diverse possibilità di crescita ma bisogna considerare che c’è tanta concorrenza quindi anche qui spesso non basta solo con spargere la voce e creare un network ma ci vogliono investimenti in formazione dei venditori, marketing, eventi…in sostanza è molto più complicato di come sembra e dagli esiti più imprevedibili!

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