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Report, i social network e la paura (dei webmarketer)

Report, i social network e la paura (dei webmarketer)

Report, ieri sera, ha dedicato una puntata (secondo me nella norma) alle problematiche di rete, in special modo quelle dei social network, impostandola sull‘utilizzo dei dati degli utenti e sui guadagni che Google, Facebook, Twitter  & co. realizzano grazie al fatto che noi cerchiamo e condividiamo cose inerenti le nostre vite.

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I toni, a mio modo di vedere, non allarmistici ma i soliti utilizzati dai giornalisti del programma, hanno scatenato un putiferio in rete, soprattutto su Twitter dove gli utenti più heavy, ma soprattutto coloro che col web ci lavorano, non hanno risparmiato anatemi nel nome del giusto approfondimento giornalistico.

Si è letto di “Report terrorista”, sono spuntate le prime domande su Yahoo Answers, qualcuno ha parlato di informazione ansiogena ed altri hanno fatto la solita solipsistica ironia su Friendfeed. Questo articolo dell’Unità fa un buon riassunto.

In quanto operatore del settore che non ama i comportamenti lobbistici ma conosce profondamente le dinamiche del capitalismo italiota, non resto affatto sconvolto dalla cosa.

La cosa che mi sconvolge di più però è la totale schizofrenia di queste persone che quando Report parla di altri settori (andando ovviamente a ledere altri tipi di corporazioni) lo elogiano sfregandosi le mani. Stasera invece l’informazione è scarsa, tendenziosa, ansiogena etc.

Suggerisco quindi di fare come gli altri operatori o come ha fatto Tremonti, cioè contattare l’AGCOM e chiedere il diritto di replica, oppure una puntata nella quale si parli con toni enfatici e positivi dei social media e di Internet “per migliorare l’obiettività” ma soprattutto ricordarvi quanto siete italiani.

Per quanto riguarda i poveri utenti, molti dei quali hanno cominciato ad utilizzare Facebook prima ancora di avere un pc (concedetemi quest’assurdo), è necessario ricordare che l’Italia è un paese di analfabeti digitali popolato da persone in gran parte anziane. E’ ovvio che la trasmissione fosse rivolta a queste persone, molte delle quali non sanno impostare il livello minimo di privacy (ricevo da 2 anni una cinquantina di visite al giorno sul mio blog personale con query che includono “bacheca facebook” all’interno della frase).

Se proprio dobbiamo fare una critica a Report facciamola da questo punto di vista. Era necessario aprire uno squarcio sull’ignoranza (non colpevole secondo me) dell’utente medio che è stato catapultato in rete soprattutto grazie o a causa dell’avvento di Facebook.

In conclusione, cari amici, il mio suggerimento non è quello di essere meno critici, perché la critica in qualche modo aiuta sempre a crescere, ma di essere più coerenti nella critica stessa. In questa occasione vi siete comportati alla stregua di quei loschi personaggi che provano a far chiudere Report portandola in tribunale con cause milionarie.

Se proprio ci tenete ad un’informazione più coerente su Internet e i social media usate i vostri blog illustrando l’Eldorado che si aprirà agli utenti condividendo ogni starnuto. O non siete abbastanza sicuri del potere della Rete rispetto alla TV?

 

Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

  • Paola

    Io non ci trovo nulla di strano… trasmissioni come quella di Report fanno parte di quel passato che non prevedeva di attivare discussioni su un tema. Tutto quello che è successo dopo fa parte dell’universo social networking che invece può esprimersi in merito: questa è la vera novità ed è da questo che, secondo me, non va spostata l’attenzione.

    • Alla fine era prevedibile e non mi sono stupito più di tanto. E’ chiaro che quando si tenta di portare il medium web/social media/search engine in tv lo si fa con linguaggi da tv, adatti ad un target da tv, onde evitare di rendere incomprensibile a quel target di cosa si stia parlando. Stessa cosa capita quando contenuti della tv vengono discussi sul web. con conseguente ed evidente snobbatura.

      Ecco perchè penso che il web deve restare nel web e non deve fondersi con la tv, che resta comunque un medium essenzialmente statico, poco democratico e con una natura conservatrice.

  • leggo un po’ di acrimonia verso i marketer ma è chiaro che il contadino si indigna se un qualcun altro gli fa notare il frutto marcio nel suo orto (‘sta metafora è degna di Antonio Di Pietro) 😀

  • Carissimo Jose,

    ho letto con piacere il tuo commento e, essendo chiamato in causa per quel commento sull'”informazione ansiogena”, vorrei precisare…

    Ti dirò che, in generale, sono d’accordo con te (e anche con la simpatica metafora “Dipietrista” di Cybergerac) 🙂

    Nel mio caso, anche se è facile dirlo ora, non si tratta di difesa ad oltranza del lavoro dei web marketer, per quanto io stesso lo sia. Concordo in pieno sul fatto che Zuckerberg e soci stiano raccogliendo dati personali per motivi economici e che lo facciano in modo a volte poco limpido. Mi è piaciuto vedere in difficoltà il dirigente di Facebook davanti alle domande incalzanti della giornalista (l’ho anche scritto nel mio post).

    La mia critica alla tramissione riguarda il fatto che si siano mischiati un po’ troppi argomenti, senza approfondirne nessuno in particolare, innescando nelle persone poco esperte l’associazione mentale tra la pirateria on line, Google, il phishing, i virus, ecc.

    Io non so se una trasmissione come Report dovesse o meno proporre metodi per difendersi, o se invece avesse il semplice dovere di elencare tutti i pericoli della rete. Però comprenderai che c’è una bella differenza tra un virus che si prende scaricando un file poco affidabile e visualizzare una pubblicità attinente i tuoi interessi piuttosto che un messaggio pubblicitario a caso.

    Il vero pericolo, come per altro detto dalla Gabanelli durante il servizio, è quello di venire schedati, oltre che per i propri interessi, anche per le proprie inclinazioni politiche, sessuali e religiose. Pericolosissimo se i dati cadono in mani sbagliate (e magari lo sono già).

    Sicuramente esiste la questione della poca chiarezza da parte dei grandi operatori, che si guardano bene dal mettere in guardia gli utenti, ma anzi incoraggiano a scrivere quanto più possibile sulle nostre abitudini, a collegarsi ai sistemi di geolocalizzazione (che fanno sapere anche ai male intenzionati che, per esempio, non siamo in casa ad una data ora e – attraverso i collegamenti alle nostre foto e interessi – che abbiamo una bella moto in garage pronta per essere portata via), eccetera.

    Insomma: i motivi per preoccuparsi non mancano.
    Io stesso consiglio a tutti di non esagerare con la condivisione dei propri dati personali.
    Mi aspettavo solo, da Report, argomenti più precisi e circostanziati e un po’ meno “guazzabuglio”.

    Grazie per lo spazio concessomi.
    Ciao e buon lavoro.
    Marco

    • CIao Marco, grazie per le ottime precisazioni.
      Molto probabilmente hai ragione, queste cose meritano grandi approfondimenti, anche perché se ne parla molto poco e quando se ne parla si rischia di finire nella trappola del pressappochismo. Ma la cosa che mi interessava veramente era la reazione di tutto l’ambiente (molto scontata, troppo).

  • Anonimo

    Tanti temi trattati con superficialità.
    Alcuni sono sicuramente utili per INFORMARE le persone (sul fatto che il web è un luogo pubblico e sei responsabile di quello che dici, che non puoi caricare foto di persone senza il loro consenso, per esempio): ma dare la possibilità alle aziende di fare pubblicità mirata non lo vedo proprio un male. Anzi, un risparmio di soldi per le aziende che non sono piuù costrette ad andare verso un pubblico più generalista che compra un giornale e o guarda una trasmissione. Anche chi guarda report viene targetizzato e la pubblicità prima dopo e nel mezzo viene venduta a chi è interessato a quel particolare target. Di certo i costi degli investimenti pubblicitari su web – a livello di rendimento – sono più bassi rispetto a quelli televisivi e della carta stampata.
    Ci sta una trasmissione come quella di Report se fai parti di quel sistema che sta per essere messo sempre più in dubbio dall’avanzata dei nuovi mezzi: con Youtube che parte con le trasmissioni in real time dei vecchi inserzionisti e dei vecchi format ne faccio sempre meno.
    Il bene ed il male stanno da un’altra parte.

    • A parte la pubblicità mirata, Report si è incentrato molto sulla censura e quindi la libertà di informazione che non è proprio così libera su Facebook (come abbiamo potuto vedere). Se quindi sei libero di condividere i fatti tuoi ma poi non puoi utilizzare il social network (che diventa padrone dei tuoi dati) come una vera e propria piazza, allora diventi un prodotto. La pubblicità in tv è vero che è targetizzata ma l’inserzionista non può e non deve dire alla Gabanelli quali temi deve e non deve trattare anche se molti ci provano, soprattutto con la carta stampata(spero di essermi fatto capire).

      Ecco la replica della Gabanelli http://www.unita.it/italia/il-web-demolisce-report-allarmisti-br-gabanelli-replica-ma-io-devo-parlare-a-tutti-1.281911

  • Malegria10

    Veramente un post scritto senza capo ne coda.
    Criticare è lecito e non si può assolutamente dire, se non sei d’accordo allora lo dovevi essere anche quando parlava male di Tremonti…. ma che significa, il problema è che il tutto si riduce a chi è pro e chi è contro il caudillo, se critichi Report prima era un berluscones ora invece se lo critichi sei di sinistra quindi i vari blog e giornale berlusconiani dicono “visto che report non è perfetta allora avevamo ragione noi su…”???
    NON E’ COSI Ieri nella puntata ci sono molte cose che critico come aver fatto parlare di Social Media uno studente che lavora in nero riducendo il SMM a lavoro part-time da fare nel tempo libero….il problema è che la giornalista di ieri non ha intervistato Esperti del settore ed ha sbagliato.
    Ma io continuerò a vedere Report e a considerarlo un bel programma e a criticare o ad elogiare nel merito e non per partito preso…Qui non è chi è pro o contro Facebook semplicemente Report ha rispecchiato il fatto che molti in Italia non sa neanche che esista il SMM…

    • Malegria, grazie per i complimenti innanzitutto, se Robin Good non è un esperto del settore non so chi altri debbano intervistare. Senza contare Alex Giordano di ninja marketing e qualche altra persona. Forse non hanno fatto le giuste domande ma gli esperti del settore c’erano.
      Il post scritto da me voleva essere critico nei confronti di un comportamento che si è attivato in modo più istintivo che razionale (a mio modo di vedere), perciò ho scritto quel che ho scritto.
      Resto dell’idea che una cosa sono le persone (i milioni di persone iscritte a Facebook) che di Internet non sanno assolutamente nulla e non per colpa loro, ed una cosa siamo noi operatori del settore che abbiamo conoscenze e percezioni differenti.
      L’evento, oserei dire l’epifania di Facebook, ha portato in rete persone che non avevano alcuna conoscenza delle molte dinamiche (quella della condivisione per fare un esempio banalissimo, ma anche dell’utilizzo del pc che oggi, per molti, è diventato un mero supporto per accedere a Facebook) di rete.
      Tutto questo a causa di un paese culturalmente arretrato in generale, ma ancora di più digitalmente.
      Come dicevo prima la colpa non si può dare solo alle persone, anzi per un buon 70% la colpa la affiderei alle istituzioni che hanno il compito di tutelare il cittadino fornendogli le chiavi della conoscenza di strumenti che oggi sono fondamentali per far parte della nostra società.
      Avrei preferito un ragionamento meno di casta e più sociologico alla problematica che, come dico nel commento sotto, riguarda anche la libertà di informazione. Ma ad alcuni di queste cose non interessa nulla. A me si, nonostante sia il titolare di un blog che promuove ed incita la presenza sui social media per aziende e persone. Non posso mettere la testa sotto terra quando ciò che si dice mi colpisce direttamente.

      • Malegria

        Fortunamente il blog non è la TV quindi, non bisogna prendersela per della critiche, come Report che seguo dalla prima puntata, leggo con interesse il tuo blog ma le critiche sono riferite al singolo post e alla singola trasmissione.
        Io non mi riferivo ad esperti dei BIG come Google o Facebook (dove le critiche nei loro confronti sono sacrosante, basta pensare che Facebook si dichiara aperto ma in realtà c’è una sorta di dittatura in cui decideono se buttarti fuori senza problemi)mi riferivo ad esperti del settore che ci lavorano.
        Solo una domanda quel ragazzo che ha parlato che è stato descritto come “studente che si paga l’affitto gestendo pagine di personaggi famosi” era di Ninja Marketing?? mmm bella considerazione che ha verso il suo lavoro.

      • Ma mica me la prendo. No, non era quello lì. Alex Giordano è stato intervistato più in là, era seduto in un ufficio con scrivania di vetro e sotto il suo nome la dicitura era “etnografo digitale”. In effetti potevano intervistare noi 😛

  • quoto ogni parola e punteggiatura di Jose. Report come sempre ha fatto informazione, le cose raccontate sono tutte vere e sono ignote alla stragande maggioranza delle persone che ogni giorno frequentano i social network.

  • Gianluigi

    Ciao, senza necessità di strappersi i capelli credo che Report abbia perso l’occasione di fare un po’ di educazione all’uso della rete.

    Gli insegnamenti per tutti sono diversi, ho provato a sintetizzarli qui: http://internetmanagerblog.com/2011/04/11/report-e-i-social-network-cosa-ci-insegna-questa-occasione-mancata/

  • sgrz

    Report parlando delle truffe informatiche, della spregiudicatezza nell’uso dei dati personali ha informato su uno dei lati oscuri del web. Nelle obiezioni dei guru del 2.0 ci si è per lo più limitati a fare delle accuse di allarmismo e terrorismo senza però entrare nel merito di quanto detto dalla Gabanelli. Il miglior modo per liberarsi dei rischi della rete è farli conoscere, non metterli sotto silenzio.

    Report, i rischi dei social network e le critiche pelose dei guru del web.

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