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Social media marketing: tra neofiti, guru e aziende ci sta la crisi!

Social media marketing: tra neofiti, guru e aziende ci sta la crisi!

Ci sono tre categorie che potrebbero essere coinvolte per spiegare il titolo del post: aziende, comunicatori/agenzie social media/intermediari e i semplici clienti/utenti. Coi dati alla mano potremmo dire che il social media marketing è a tutti gli effetti una parola ormai molto ricorrente nei piani di marketing di molte aziende.

Aumentano gli investimenti, diminuisce l’ignoranza che due anni fa era dilagante, diminuisce lo scetticismo circa il reale ritorno dell’investimento.

Poi qualche azienda ascolta realmente i propri clienti/utenti e si migliora offrendo qualcosa di più corrispondente alle richieste, altre invece semplicemente vanno su feisbuk, twitter e linkedIn “perché la moda e i media dicono che ci devono andare, perché gli amici e i conoscenti dicono di andarci” e perché mezzo milione di blog a livello mondiale rompono le scatole dicendo che il social media marketing ha un reale ritorno sull’investimento effettuato. Tuttavia alla fine, bene o male, ci sono più o meno tutte. I più pirli si pubblicizzano ancora su Facebook creando un profilo utente e aggiungendosi tutti gli abitanti del loro paese perché tanto che ce frega di ascoltarli, basta che loro vedano e ascoltino noi.

Dall’altra parte dell’asta c’è la categoria di quelli come me, che si occupano di fare da intermediari tra te azienda che, e sottolineamolo, se fossi davvero eccezionale non dovresti ricorrere nemmeno ai contest o agli adsense su Facebook o al posizionamento nei motori di ricerca e i tuoi potenziali clienti/utenti della rete, che potrebbero essere interessati ad acquistare da te e non da un tuo competitor all’emergere di uno specifico bisogno.

Potremmo quindi dire che tutto parte dalla nascita, dal basso, del bisogno di un consumatore, fattore primario che alla fine, da sempre, fa girare l’economia. Se vivessimo in un mondo privo di bisogni Maslow non avrebbe creato la sua scala e l’economia ci parrebbe come un termine alieno. L’economia è purtroppo fatta di variabili, ossia oggetti che possono assumere valori e significati diversi in un contesto e nella nostra equazione la variabile assume un valore negativo se la facciamo corrispondere al periodo economico in cui ci troviamo.

Sta la crisi ci sarebbe da dire. E se c’è crisi i consumi si ritraggono. E perché i consumi si ritraggono? Perché della nostra scala dei bisogni magari eliminiamo quelli più superflui o meno immediati per lasciar posto a quelli che riteniamo primari. Di conseguenza se i nostri bisogni diminuiscono ci sono determinate aziende che riducono la loro capacità produttiva e noi intermediari lavoriamo di meno. E’ proprio questa la situazione italiana del momento.

Aziende allarmate dalla crisi e dalla manovra economica, se hanno dei tagli da fare al proprio bilancio la prima voce a cui guardano è “marketing e comunicazione” e zac! Dall’altra parte però, i social media e social media marketing sono un terreno molto ambito dai giovani, neo-universitari alla ricerca di un lavoro e secondo voi, che situazione viene a crearsi?

Secondo me quella in questo piccolo elenco:

  • le aziende riducono investimenti in comunicazione;
  • i giovani aumentano la voglia di social media;
  • i clienti “tagliano” i loro bisogni;
  • le agenzie e freelance,  per campare si buttano sulla formazione (poco importa di che qualità).
  • i social media aumentano perché son fighi…

Il risultato economico più evidente è quello che viene a crearsi una frammentazione di “menti” del social media marketing con un’insieme di offerta che non sarà mai distribuita del tutto, proprio perché le aziende investono poco.

E non mi si dica che il social media marketing costa poco e che un’azienda se lo può fare in-house perché tanto i soldi per la formazione o il design dovranno pur spenderli.

Ps. io non mi sono ancora fatto l’iPad 2 perché…sta la crisi!

Approfondisce il Web Marketing e i social media da tempo. Dopo una laurea in Marketing a Urbino, ed un Master in "Tecnologie Innovative della Comunicazione", al momento è CEO di WebInFermento e si occupa di posizionamento nei motori di ricerca (SEO) e di consulenze di Social Media Marketing.

  • Anonimo

    Bell’articolo!

  • Concordo con tutto quello che hai detto. E anche io, comunicatrice, non ho l’i-Pad! Sto risparmiando però…work in progress 😉

  • sarà dura ma quelli che investiranno adesso saranno leader domani… garantito al limone! 🙂

  • Botizi

    Chissà quali sono le reali dimensioni di questa crisi!  Sono in mobilità e ora mi trovo a decidere tra un lavoro a contratto determinato come addetto al ced in un’azienda o seguire quello che mi piacerebbe  fare cioè lavorare in ambiente web accettando uno stage formativo. Non lo so, ma la crisi attanaglia parecchio e ritrovarmi a piedi dopo lo stage non è una bella prospettiva, mi dovrò ancora adattare a fare un lavoro che non mi dà molte soddisfazioni?!?! se non voglio ritrovarmi sotto un ponte…, forse è la crisi che decide in questo momento!

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