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Strategie

Molte volte ci si chiede quanto “pesano” a livello numerico le attività sui media emergenti e quale sia l’influenza che hanno sul traffico del proprio sito.

Al di la delle mille elucubrazioni e chiacchiere che si possono fare sull’argomento ho preso un po’ di dati concreti prendendo come esempio gli analytics (gli ultimi 60 giorni) di questo blog.










Qualche giorno fa sono stato a Milano a seguire il Festival Due.1 – Digital User Experience, il primo festival italiano dedicato al digitale e al mondo del web design, organizzato da un’agenzia di comunicazione bergamasca (nel segno dell’8) e ho seguito delle conferenze da cui ho tratto alcuni spunti per questo post.

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Il focus più interessante per quanto riguarda il Social Media Marketing ha riguardato la Social Experience e in particolare la User Experience, fattore principale su cui dovrebbe puntare oggi una strategia di marketing applicata nel social web. Sappiamo oggi che per avere successo in questa nuova e affascinante branca del marketing bisogna capire chi è l’utente, analizzare la sua esperienza sociale e digitale, partecipare in essa, offrire e scambiarsi contenuto di valore che possa essere amalgamato, ottimizzato, riutilizzato e condiviso; se riusciremo in più ad innescare un meccanismo di diffusione virale del contenuto originario, avremo avuto successo in questo mondo e saremo posizionati positivamente come brand nella mappa mentale del consumatore, o meglio del prosumer (fruitore e produttore attivo di contenuti).

Anno nuovo, nuovo paper Forrester sui media sociali. Sean Corcoran nella sua analisi mette in riga tutti i tipi di media online, definendoli e attribuendogli il loro ruolo all'interno dell'ecosistema dei social media. Contributo interessante, sopratutto per chi è in procinto di progettare e pianificare un'inziativa utilizzando i media digitali. Denifire, separare,...

effetto boomerang nei social media

Negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di social media marketing quale strategia che ogni impresa non potrà fare a meno di utilizzare; le ricerche provenienti dagli States lasciano intuire come gli investimenti dei prossimi anni sono destinati ad aumentare e come sempre maggiore sarà la consapevolezza delle potenzialità dell’utilizzo di questi strumenti.

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Ma quali sono alla fine i rischi e le insidie che si nascondono dietro l’angolo? Perché molte aziende evitano ancora oggi (soprattutto in Italia) di lanciarsi in questa attività o se lo fanno, si limitano ad investire in questa strategia solo parzialmente? Il vero problema è dato dal cosiddetto effetto boomerang.

L’effetto boomerang è quanto più rischioso può accadere con una strategia di social media marketing implementata in malo modo, con poca attenzione o peggio ancora, con alla base un prodotto/servizio scadente o di bassa qualità promosso. Ormai sappiamo che il social media marketing ha alla base il Marketing Conversazionale, che ha il suo fulcro nel buzz (passaparola) e che se vogliamo, è l’evoluzione più recente del Marketing Relazionale, il primo filone di pensiero socio-economico che poneva il consumatore al centro della strategia di definizione di un prodotto-servizio coinvolgendolo nella realizzazione dello stesso. In questo tipo di strategia quindi, ciò che conta è cosa il consumatore pensa di un’azienda, di un prodotto o di un servizio: se matura un bisogno e lo trasforma in acquisto, egli testerà il prodotto e a secondo della soddisfazione o meno del proprio bisogno e delle proprie aspettative, produrrà un feedback che farà circolare tramite il passaparola, che in genere tenderà poi a propagarsi ad effetto virale.

Dopo lo sviluppo di social network a carattere sociale e relazionale con lo scopo di aggregare gente che si conosce e non, alcune imprese non si limitano più a trovare un punto di incrocio tra azienda e consumatore, attraverso ad esempio, una fan page, un contatto, un’applicazione sponsorizzata su uno dei più famosi social network presenti adesso. Alcune imprese hanno saputo andare più avanti, cogliendo al balzo le sfide e le opportunità proposte dall’avvento delle ICT e del web 2.0, capendone il significato, le regole competitive e le prospettive di vantaggio che il loro utilizzo apporterebbe, riuscendo così ad innovare; e cosa significa innovazione se non sfruttare le tecnologie a disposizione per apportare qualcosa di nuovo in un settore in cui si opera?

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L‘analisi del sentiment per monitorare i social network è ancora molto difficile da mettere a punto.

Le espressioni linguistiche per definire l’apprezzamento o il non gradimento di un prodotto, film, canzone o attività commerciale sono molteplici e categorizzarle risulta quasi un’impresa visto che diverse generazioni utilizzano diversi linguaggi ed ogni anno sulla scena compare un nuovo modo di dire.

Spendiamo molto tempo a cercar di capire come monitorare le attività online degli utenti ma ecco due nuovi addons di Firefox ed una applicazione che permettono di monitorare le nostre attività.
L’utilità sta in una presa di coscienza del tempo trascorso compiendo azioni banali piuttostochè utili (ad esempio: io spendo molto tempo sui social network, attività per molti banale ma per me utilissima).

Capire come spendiamo il tempo online resta utilissimo per migliorare le nostre prestazioni e limare eventuali sbavature temporali.

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