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Rischio nei social mediaApriamo un account dell’azienda su twitter.No, facciamo la fan page su facebook.Forse è meglio un corporate blog“.

Questo approccio tecnocentrico ai social media, contrariamente al buonsenso e al comune pensare, è l’atteggiamento ancora più diffuso nelle aziende.

I cambiamenti mediatici degli ultimi anni, tra nascita di social network e mobile phone con applicazioni social hanno evidentemente modificato le nostre abitudini e la nostra dieta mediatica.La survey pubblicata da eMarketer nel mese di luglio su 500 americani con età superiore ai 18 anni mostra dati molto importanti sotto...

Superata la fase di “digestione” da parte di aziende e persone è arrivata la fase di affinare strategie e strumenti a disposizione.
Dopo i primi esempi concreti sull’uso del Web sociale da parte delle organizzazioni possiamo abbozzare le prime considerazioni e fare il punto della situazione sulle strategie di social media marketing che hanno funzionato e su quelle che devono ancora migliorare molto.

Più che citare casi concreti provo a fare qualche commento sui tre ecosistemi più chiacchierati e utilizzati negli ultimi mesi da utenti ed organizzazioni:

Il primo guest post è di Valentina Di Stefano che condivide una sua analisi sullo sviluppo dell’internet of things. Dopo il post introduttivo trovate il white paper consultabile online o in pdf. Buona lettura!
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Un’antica leggenda cinese ci racconta di come i cartografi dell’Imperatore, ossessionati dal desiderio di produrre una mappa quanto più precisa e dettagliata possibile, finirono col disegnarne una così perfetta da coprire l’intero territorio…insomma, una mappa impeccabile ma, sfortunatamente, del tutto inutile!

Nasce tra i laboratori del MIT e quelli del Palo Alto Research Center il progetto che, probabilmente senza ispirarsi a questo antico mito, trasforma oggi in realtà il sogno dei cartografi dell’Imperatore.

Quando si parla di Internet delle cose si fa riferimento, infatti, a una serie di applicazioni della rete che ci forniranno in un futuro ormai prossimo una mappa del mondo potenzialmente prossima all’essere in scala 1:1, ovvero una trasposizione virtuale della realtà in cui ogni macchina, ogni prodotto, ogni essere vivente, persino ogni singolo oggetto inanimato sarà univocamente indirizzabile in rete.

Una simile prospettiva apre scenari totalmente nuovi, e destabilizza le certezze di quanti pensavano al web semantico come alla più importante e drastica evoluzione che avrebbe interessato internet.
Qui non si parla di rintracciare contenuti on line utilizzando criteri logici; qui si parla di motori di ricerca che ci orientino nel mondo fisico, un Google of things che almeno una volta nella vita tutti noi abbiamo desiderato cercando furiosamente le chiavi della macchina o la ricevuta della tintoria!

Coca Cola e Pepsi, insieme, sono ricordate per la grande guerra pubblicitaria che hanno scatenato in questi anni. Per quanto mi riguarda, la più bella è questa.

I media sociali, a differenza dell’advertising tradizionale, offrono l’opportunità di conversare. Ed è proprio questo che hanno fatto Coca Cola e Pepsi su Twitter, mettendo (forse!) fine ad una battaglia più che ventennale.

Fine del business su facebook

Funziona davvero il marketing su facebook?

In molti si interrogano su quale sarà il social media del futuro, ovvero quello che rimpiazzerà Facebook nei sogni dei marketers di tutto il mondo. A guardare in giro sembrano esserci pochi dubbi sul nome dell’illustre successore: Twitter.

Generalizzando – ma sono davvero pochi i casi di successo di iniziative di social media marketing su facebook – si può definire appurato il basso ritorno economico garantito dalle fan page e dai gruppi.

Riuscirà Twitter a superare l’email come strumento di comunicazione aziendale?

Secondo me probabilmente no, almeno allo stato attuale. Ormai “email” è quasi un sinonimo di web, essendone parte fondante sin dagli esordi della grande diffusione di massa della Rete, pertanto la rassicurante certezza della sua asincronia, unito al costo zero, continuerà a popolare la quotidianità di tutti i lavoratori del mondo. A tal proposito segnalo un’interessante riflessione fatta da Domenico Nardone diversi mesi fa sull’email come killer application nella comunicazione interna all’azienda.

Quello che invece Twitter può andare a sostituire nel giro di pochissimo tempo è l’utilizzo dell’email come strumento di marketing.

Poco o tanto. Ma che sia bravo!I costi di una consulenza per il social media marketing sono difficili da monetizzare.Quanto valgono i consigli di un consulente esperto in marketing 2.0? Impossibile saperlo. Anche perché se i consigli sono buoni ma, all’atto pratico, non vengono eseguiti in maniera corretta, il cliente...

I grandi flussi comunicativi presenti nei social network come Twitter, Facebook ed altri, rubano molto tempo all'utente che, tra aggiornamenti di status, messaggi in bacheca, posta ricevuta, feeds e varie notizie provenienti dalla rete, non ha tempo materiale per leggere i messaggi di chi desidera promuovere la propria attività con...

Nuovo white paper targato Jeremiah Owyang, social media anlalyst di Forrester, che questa volta veste i panni dell’indovino e prova disegnare le fasi storiche del Social Web presente e futuro. Jeremiah ne descrive gli sviluppi futuri in base ai progressi che potranno avere le tecnologie abilitanti e le conseguenti stretegie che i brand potranno mettere in campo.

The iceberg of social media brand marketing

(clicca sull’immagine per vedere una versione ingrandita)

Qualche settimana fa, seduti in un pub a bere una birra, riflettevo con Jose e Domenico sulle differenze tra campagne di social media marketing di tipo “advertising” e campagne – ma sarebbe meglio parlare di presenze – più orientate alla costruzione del brand, con dinamiche, metriche e obiettivi diversi rispetto al primo tipo, ma soprattutto dotate di valutazioni dell’efficacia giustificabili nel lungo termine.

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