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Facebook ci rende stupidi? La psicologia ci spiega i tranelli del cervello

Cosa accade quando decidiamo di dedicare 2 minuti allo scrolling su Facebook ed invece ci accorgiamo di aver trascorso mezza giornata al pc senza concludere nulla?

Perché abbiamo quella strana sensazione di essere incollati al monitor o allo smartphone e non riuscire a liberarci?

Come mai, nonostante abbiamo coscienza del fatto che non troveremo nulla di interessante, non andiamo altrove e continuiamo a scrollare all’infinito?

Esiste una spiegazione a tutto questo grazie ad una serie di studi che hanno analizzato il nostro comportamento sui social ed in particolare su Facebook.

 

cervello Credits: Shutterstock

Nucleus Accumbens

Una ricerca tedesca ha mostrato come l’utilizzo dei social media è collegato alle attività del cervello in uno studio condotto su 31 partecipanti.  Lo studio, pubblicato sul Journal Frontiers in Human Neuroscience, si è focalizzato sul cosiddetto Nucleus Accumbens dei partecipanti. Come si legge su Wikipedia: “Si pensa che giochi un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, nella risata, nella dipendenza, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere epaura oltre che all’insorgere dell’effetto placebo.”

Per farla breve, i partecipanti hanno completato una scala di intensità legata a Facebook che è servita a determinare:

  1. Quanti amici ha ogni partecipante
  2. Quanti minuti spende su Facebook ogni giorno
  3. Opinioni generali su Facebook e ciò che provano verso il sito.

I partecipanti hanno poi dovuto rispondere ad una video intervista in cui vi erano domande circa il loro lavoro, hobby, vista sociale ed obiettivi di vita a lungo termine.

Gli è stato poi chiesto di dire se altri partecipanti hanno iniziato a guardarli in maniera positiva dopo avere visto le loro interviste; sono anche stati invitati a partecipare ad un test con le carte con vincita in denaro. Sono stati in seguito eseguite risonanze magnetiche sui soggetti durante il corso di tutte le attività.

Lo studio ha rivelato che i partecipati a cui era associato un feedback positivo, mostravano una forte attività del Nucleus Accumbens, che diminuiva se comparata a quando invece vedevano i feedback positivi associati ad altri. Il tutto corrisponde con l’intensità con cui il soggetto utilizza Facebook.

Addirittura, quando l’intervistato riceveva un compenso monetario,  non mostrava la stessa intensità del suo Nucleus Accumbens rispetto a quando utilizzava di Facebook.

Questo studio ci dice che la nostra reputazione per noi significa molto e gestirla sui social oggi è importantissimo.

Flow State, il senso di appagamento

Questo secondo studio ha registrato reazioni fisiologiche dei volontari che guardavano il loro account Facebook. Una di queste reazioni è ad esempio la dilatazione delle pupille.

Lo scopo dello studio era capire se navigare Facebook può causare il così detto Flow State, cioè quella sensazione che proviamo quando siamo totalmente immersi in attività che catturano il nostro interesse.

Lo studio, in questo caso condotto da alcuni Ph.D. italiani dello IULM, della Cattolica e del MIT nel 2011, ha mostrato come l’esposizione a Facebook provoca una sorta di eccitazione dovuta appunto a sensazioni positive che abbiamo mentre navighiamo il social network.

La Psicologia del Like, perché non riusciamo a farne a meno

Secondo Facebook il Like è un feedback positivo o un modo per restare connessi alla gente a cui tieni di più.

Ma cosa fa veramente sì che noi pigiamo il fatidico bottone per accordare il nostro consenso?

Elan Morgan, lo scorso Agosto ha provato su se stessa la sensazione che si ha a non fare like su nulla per ben due settimane.

Ha però trovato alcuni benefici:

  1. Un News Feed Migliore (l’algoritmo ci mostra le persone con cui interagiamo di più e così ha dovuto ricalibrarsi).
  2. Più umanità e amore grazie ai commenti (l’autrice ha cominciato a commentare di più invece di fare like)
  3. In generale, un’esperienza migliore del social network

Insomma, se non facciamo like abbiamo una vita migliore su Facebook ma se lo facciamo, secondo alcuni studi, affermiamo la nostra identità, esprimiamo empatia con brand e persone e poi sbrighiamo la pratica nel modo più veloce possibile 🙂

Perché ci piace ricevere commenti e perché condividiamo?

Uno studio prodotto su 1200 utenti sostiene (ovviamente) che ricevere messaggi personali è molto più soddisfacente che ricevere comunicazioni come un semplice Mi Piace.

Secondo lo studio “La gente che riceve comunicazioni composite come appunto un commento o messaggi, si sente meno sola. Questo non accade se riceve dei semplici like”

Uno studio chiamato The psicology of sharing ha invece evidenziato alcuni dati interessanti sul perché condividiamo alcuni post a discapito di altri.

  • Per offrire contenuti validi e di intrattenimento verso i propri cari
  • Per chiarire agli altri chi siamo e mostrare loro cosa ci interessa
  • Per coltivare relazioni
  • Per sentirsi connessi con il mondo
  • Per supportare cause importanti (io lo faccio spesso 🙂 )

infografica psicologia della condivisione

Qui vediamo uno studio fatto per nazioni sul perché si condividono cose su Facebook

abitudini di condivisione su facebook a seconda delle nazioni

Siamo padroni delle nostre azioni?

Sembrerebbe che a guidare ciò che facciamo quotidianamente sui social siano attività perlopiù inconsce. Gesti che facciamo ripetutamente ed anche inutilmente si compiono perché nel nostro cervello sta accadendo qualcosa che non riusciamo a dominare.

Dal punto di vista chi fa marketing e gestisce pagine sui social network queste sono nozioni molto importanti perché ci indicano che bisogna creare contenuti che i nostri utenti vogliono condividere e per fare questo è fondamentale conoscere la nostra audience.

Investite anche un mese a definire una strategia seria che riguardi i contenuti social, tenendo conto dei vostri fan e follower ed avrete sicuramente vantaggi.

Dal punto di vista dell’utente, liberarsi da questa costrizione non è facile. Non è facile dire basta e allontanarsi dai social per un mese dopo esser diventati parte integrante di una piazza virtuale.

E non è facile lasciare a digiuno il proprio ego. Ecco perché alcuni social, con determinate dinamiche non moriranno mai.

Che ne pensi? Se ci sono altri studi che vuoi segnalarci, fallo pure nei commenti. Grazie!

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Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

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