Top

Proprio ieri sera, a tavola, guardando Fiorello che sponsorizzava Fiat in tv commentavo: “Ma guarda se tocca pagare migliaia di euro a questo e mandare i dirigenti a fare team building sui quad nel deserto quando migliaia di operai con famiglia a carico rischiano di finire sul lastrico.”

Opinare la mia dichiarazione può essere anche giusto. La pubblicità è l’anima del commercio, serve da stimolo e rafforza il brand, inoltre un gruppo di dirigenti unito lavora meglio ed è più produttivo.

Se stiamo pianificando un’azione di social media marketing su Facebook e Twitter non possiamo sottovalutare le notizie offerteci da eMarketer sul tipo di attività che funzionano meglio e peggio.

Social media marketing su Facebook

Come ci mostra il grafico, il massimo dell’efficacia per coloro che focalizzano le loro azioni sull’utenza Facebook è data dalla creazione di un’applicazione che favorisca la visibilità del brand lasciando anche intendere che un uso mirato dei social media non è sempre gratuito. Le applicazioni Facebook hanno un costo di gestione e, soprattutto, di creazione (occorre una buona dose di creatività per realizzare un’applicazione vincente).







Il 2010 inizia e si dice che sarà l’anno dell’azione per le aziende italiane; ma quali sono quelle che finora hanno dialogato di più? Facendo ricerche per la rete e analizzando i vari profili social dei più importanti colossi italiani ho raccolto alcuni dei casi degni di nota in “madre patria”. La Barilla, è stata una delle aziende precursori in Italia nell’utilizzo di strategie social media marketing. Già dall’anno scorso infatti, aprendo il blog “Nel Mulino Che Vorrei”, si aprì agli User Generated Content permettendo alla gente di proporre idee circa nuove soluzioni di packaging per prodotti già esistenti, nuovi prodotti da lanciare, e la proposta di slogan per gli spot pubblicitari dell’azienda; gli stessi utenti potevano votare le idee più apprezzate e quelle più votate potevano essere realizzate (pensiamo agli slogan che appaiono tuttora negli spot: sono stati creati da consumatori). E’ un esperimento che ha raccolto successo; ad oggi ci sono oltre 1800 idee proposte, 1900 commenti e circa 15000 voti assegnati alle idee.

effetto boomerang nei social media

Negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di social media marketing quale strategia che ogni impresa non potrà fare a meno di utilizzare; le ricerche provenienti dagli States lasciano intuire come gli investimenti dei prossimi anni sono destinati ad aumentare e come sempre maggiore sarà la consapevolezza delle potenzialità dell’utilizzo di questi strumenti.

[ad#DARIO- AD 468×60]

Ma quali sono alla fine i rischi e le insidie che si nascondono dietro l’angolo? Perché molte aziende evitano ancora oggi (soprattutto in Italia) di lanciarsi in questa attività o se lo fanno, si limitano ad investire in questa strategia solo parzialmente? Il vero problema è dato dal cosiddetto effetto boomerang.

L’effetto boomerang è quanto più rischioso può accadere con una strategia di social media marketing implementata in malo modo, con poca attenzione o peggio ancora, con alla base un prodotto/servizio scadente o di bassa qualità promosso. Ormai sappiamo che il social media marketing ha alla base il Marketing Conversazionale, che ha il suo fulcro nel buzz (passaparola) e che se vogliamo, è l’evoluzione più recente del Marketing Relazionale, il primo filone di pensiero socio-economico che poneva il consumatore al centro della strategia di definizione di un prodotto-servizio coinvolgendolo nella realizzazione dello stesso. In questo tipo di strategia quindi, ciò che conta è cosa il consumatore pensa di un’azienda, di un prodotto o di un servizio: se matura un bisogno e lo trasforma in acquisto, egli testerà il prodotto e a secondo della soddisfazione o meno del proprio bisogno e delle proprie aspettative, produrrà un feedback che farà circolare tramite il passaparola, che in genere tenderà poi a propagarsi ad effetto virale.

Show Buttons
Hide Buttons