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effetto boomerang nei social media

Negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di social media marketing quale strategia che ogni impresa non potrà fare a meno di utilizzare; le ricerche provenienti dagli States lasciano intuire come gli investimenti dei prossimi anni sono destinati ad aumentare e come sempre maggiore sarà la consapevolezza delle potenzialità dell’utilizzo di questi strumenti.

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Ma quali sono alla fine i rischi e le insidie che si nascondono dietro l’angolo? Perché molte aziende evitano ancora oggi (soprattutto in Italia) di lanciarsi in questa attività o se lo fanno, si limitano ad investire in questa strategia solo parzialmente? Il vero problema è dato dal cosiddetto effetto boomerang.

L’effetto boomerang è quanto più rischioso può accadere con una strategia di social media marketing implementata in malo modo, con poca attenzione o peggio ancora, con alla base un prodotto/servizio scadente o di bassa qualità promosso. Ormai sappiamo che il social media marketing ha alla base il Marketing Conversazionale, che ha il suo fulcro nel buzz (passaparola) e che se vogliamo, è l’evoluzione più recente del Marketing Relazionale, il primo filone di pensiero socio-economico che poneva il consumatore al centro della strategia di definizione di un prodotto-servizio coinvolgendolo nella realizzazione dello stesso. In questo tipo di strategia quindi, ciò che conta è cosa il consumatore pensa di un’azienda, di un prodotto o di un servizio: se matura un bisogno e lo trasforma in acquisto, egli testerà il prodotto e a secondo della soddisfazione o meno del proprio bisogno e delle proprie aspettative, produrrà un feedback che farà circolare tramite il passaparola, che in genere tenderà poi a propagarsi ad effetto virale.

Utilizzando il mio account personale @joseo e quello del blog @smmarketingit capita spesso di seguire le stesse persone e di ricevere il medesimo messaggio privato di “bentrovato”.

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Non so se le persone che mandano questi messaggi lo fanno manualmente o adoperano un qualche strumento di risposta automatica, ma qualche dubbio ce l’ho…

Rischio nei social mediaApriamo un account dell’azienda su twitter.No, facciamo la fan page su facebook.Forse è meglio un corporate blog“.

Questo approccio tecnocentrico ai social media, contrariamente al buonsenso e al comune pensare, è l’atteggiamento ancora più diffuso nelle aziende.

The iceberg of social media brand marketing

(clicca sull’immagine per vedere una versione ingrandita)

Qualche settimana fa, seduti in un pub a bere una birra, riflettevo con Jose e Domenico sulle differenze tra campagne di social media marketing di tipo “advertising” e campagne – ma sarebbe meglio parlare di presenze – più orientate alla costruzione del brand, con dinamiche, metriche e obiettivi diversi rispetto al primo tipo, ma soprattutto dotate di valutazioni dell’efficacia giustificabili nel lungo termine.

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