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Instagram introduce l'etichetta "AI-Generated Profile"

Instagram limita la visibilità dei profili AI: cosa cambia per creator e aziende

Effettivamente non se ne puà più. I video generati con l’intelligenza artificiale stanno invadendo Instagram, TikTok, YouTube e le altre piattaforme social. Volti realistici, influencer virtuali, ambientazioni impossibili e contenuti costruiti interamente con strumenti generativi compaiono ogni giorno nei feed degli utenti, spesso senza che sia immediatamente chiaro cosa sia reale e cosa sia artificiale.

Questa diffusione offre nuove possibilità creative, ma comporta anche importanti conseguenze per brand e utenti. Le aziende possono produrre contenuti più rapidamente e sperimentare nuovi linguaggi, ma rischiano di perdere autenticità e fiducia se utilizzano personaggi o video artificiali senza dichiararlo. Gli utenti, invece, devono imparare a riconoscere contenuti potenzialmente manipolati, testimonianze inventate e identità digitali che sembrano reali ma non lo sono.

Noi preferiamo i video reali: persone vere, ambientazioni autentiche e contenuti capaci di trasmettere emozioni, esperienza e credibilità. L’intelligenza artificiale può essere un supporto utile alla creatività e alla produzione, ma non dovrebbe sostituire completamente la relazione umana alla base della comunicazione di un brand.

Instagram introduce nuove regole per rendere immediatamente riconoscibili i profili che utilizzano personaggi generati dall’intelligenza artificiale. Gli account che mostrano persone virtuali senza dichiararlo rischiano di non essere più consigliati dalla piattaforma e, di conseguenza, di perdere una parte importante della propria visibilità.

La novità non riguarda tutti i creator che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale, ma una categoria molto precisa: i profili costruiti attorno a persone digitali realistiche che potrebbero essere scambiate per esseri umani.

Vediamo cosa cambia, quali account devono utilizzare la nuova etichetta e quali conseguenze può avere questo aggiornamento per creator, influencer virtuali e aziende.

Instagram introduce l’etichetta “AI-generated profile”

Instagram sta sostituendo la precedente dicitura “AI creator” con una nuova etichetta più esplicita: “AI-generated profile”, cioè “profilo generato dall’intelligenza artificiale”.

L’obiettivo è consentire agli utenti di capire subito se la persona protagonista di un account è reale oppure è stata creata artificialmente.

Instagram avrebbe ricevuto diverse segnalazioni da utenti infastiditi dopo aver scoperto che alcuni profili apparentemente umani erano, in realtà, costruiti attraverso l’intelligenza artificiale.

Non è quindi l’utilizzo dell’AI a essere messo in discussione. Il problema nasce quando un personaggio virtuale viene presentato in modo ambiguo, inducendo il pubblico a credere di seguire una persona reale. Inoltre, vista la pandemia di analfabetismo funzionale e digitale della stragrande maggioranza degli utenti, in molti pensano che sia reale anche se c’è un’etichetta nella description. Io mi sentirei addirittura di

La nuova etichetta dovrebbe comparire sia sul profilo sia accanto ai contenuti pubblicati, salvo quando una singola foto o un singolo video possiedano già un’indicazione relativa all’impiego dell’intelligenza artificiale.

Chi deve inserire l’etichetta?

L’etichetta interessa principalmente i profili nei quali il volto, il corpo o l’identità della persona protagonista sono generati artificialmente.

Può trattarsi, per esempio, di:

  • influencer virtuali;
  • modelli o modelle creati con l’AI;
  • avatar fotorealistici;
  • testimonial digitali utilizzati per promuovere prodotti;
  • personaggi inventati che pubblicano contenuti come se fossero persone reali;
  • profili nei quali la maggior parte delle immagini rappresenta la stessa persona artificiale.

Il punto centrale è quindi l’identità del protagonista.

Se l’account racconta la vita, le opinioni o le esperienze di un personaggio che non esiste, Instagram vuole che questa informazione sia immediatamente visibile.

Utilizzare l’intelligenza artificiale non significa avere un profilo AI

È importante chiarire un aspetto che potrebbe generare molta confusione: utilizzare ChatGPT, strumenti di generazione delle immagini o software di montaggio basati sull’AI non trasforma automaticamente un account in un “profilo generato dall’intelligenza artificiale”.

Un creator reale può continuare a usare l’AI per:

  • sviluppare idee per i contenuti;
  • creare una scaletta editoriale;
  • scrivere o perfezionare una caption;
  • rimuovere uno sfondo;
  • migliorare la qualità di un’immagine;
  • generare effetti grafici;
  • montare un Reel;
  • tradurre o sottotitolare un video;
  • creare elementi visivi da inserire in un contenuto.

In questi casi non dovrebbe essere necessario contrassegnare l’intero account come profilo AI, perché dietro al profilo rimane presente una persona reale.

In ogni caso, quando l’intelligenza artificiale modifica in modo significativo un video o un’immagine, è buona pratica valutare se sia opportuno informare il pubblico. La trasparenza aiuta a evitare equivoci e protegge la credibilità del creator o del brand.

Instagram distingue quindi tra l’intelligenza artificiale utilizzata come strumento creativo e l’intelligenza artificiale impiegata per costruire l’identità stessa del creator.

Cosa succede ai profili AI che non si dichiarano?

La conseguenza più importante riguarda la possibilità di essere consigliati agli utenti che non seguono ancora il profilo.

Se Instagram identifica un account che mostra una persona generata dall’AI ma non presenta l’etichetta prevista, può renderne i contenuti non idonei alle raccomandazioni.

Questo significa che foto, caroselli e Reel potrebbero avere molte meno possibilità di comparire:

  • nella sezione Esplora;
  • tra i Reel suggeriti;
  • nei contenuti consigliati del feed;
  • davanti a utenti che non seguono ancora l’account.

Il profilo non viene necessariamente cancellato e i follower esistenti potrebbero continuare a visualizzarne i contenuti. A diminuire sarebbe soprattutto la reach verso il pubblico nuovo, vale a dire una delle principali fonti di crescita organica su Instagram.

La riduzione della visibilità può avere conseguenze anche sul piano commerciale. Un influencer virtuale che raggiunge meno persone diventa infatti meno interessante per le aziende, genera meno traffico e può incontrare maggiori difficoltà nel monetizzare i contenuti.

Come sottolineato anche da MediaPost, un profilo AI non dichiarato può quindi perdere contemporaneamente portata organica e opportunità di monetizzazione.

Instagram può riconoscere automaticamente i profili generati con l’AI?

Instagram dispone di sistemi in grado di individuare contenuti e profili potenzialmente generati dall’intelligenza artificiale. Tuttavia, Meta riconosce che il sistema può commettere degli errori.

Quando la piattaforma identifica un possibile profilo AI privo dell’apposita indicazione, dovrebbe inviare una notifica al titolare dell’account. Il creator potrà allora aggiungere l’etichetta oppure contestare la decisione attraverso la sezione “Stato dell’account”.

Se il ricorso viene accolto, il profilo può recuperare l’idoneità alle raccomandazioni.

Per creator e aziende diventa quindi ancora più importante controllare periodicamente lo Stato dell’account. Un calo improvviso della copertura non dipende sempre dalla qualità dei contenuti: in alcuni casi potrebbe essere legato a una limitazione, a un errore di classificazione o a una violazione delle linee guida per i contenuti consigliati.

Perché Instagram sta introducendo queste regole?

La diffusione degli influencer virtuali e dei video generati con l’AI sta rendendo sempre più difficile distinguere una persona reale da un’identità sintetica.

Le immagini generate dall’AI sono diventate più credibili, i video più realistici e i personaggi virtuali possono pubblicare contenuti, rispondere ai commenti e collaborare con i brand seguendo le stesse dinamiche di un influencer umano.

Questa evoluzione apre numerose opportunità creative, ma introduce anche diversi rischi:

  • identità artificiali presentate come persone reali;
  • testimonianze apparentemente autentiche ma completamente inventate;
  • promozioni commerciali poco trasparenti;
  • consigli su salute, benessere o finanza attribuiti a soggetti inesistenti;
  • relazioni emotive costruite sulla convinzione che dietro al profilo ci sia una persona;
  • utilizzo di volti realistici senza una chiara comunicazione sulla loro origine;
  • contenuti prodotti in serie, privi di esperienza diretta e di un reale punto di vista;
  • perdita di fiducia nei video online, anche quando sono autentici.

La decisione di Instagram sembra quindi rispondere a un principio preciso: gli utenti possono interagire con un personaggio virtuale, ma devono sapere che si tratta di un’identità artificiale.

L’etichetta riduce automaticamente la reach?

Secondo le informazioni disponibili, l’applicazione volontaria dell’etichetta non dovrebbe comportare una penalizzazione automatica.

Instagram interviene soprattutto quando rileva un profilo AI non dichiarato. In quel caso l’account può perdere l’idoneità alle raccomandazioni fino all’inserimento dell’etichetta o all’accoglimento di un eventuale ricorso.

La presenza della dicitura non garantisce comunque buoni risultati. Un profilo AI, esattamente come qualsiasi altro account, deve pubblicare contenuti originali, utili e capaci di generare interesse.

La trasparenza evita la limitazione, ma non sostituisce una strategia editoriale.

Cosa cambia per le aziende che lavorano con influencer virtuali?

Per i brand, la novità introduce un ulteriore elemento da verificare prima di avviare una collaborazione.

Non sarà più sufficiente analizzare numero di follower, interazioni e qualità delle immagini. Bisognerà controllare anche:

  • se il personaggio è chiaramente dichiarato come artificiale;
  • se il profilo utilizza l’etichetta richiesta da Instagram;
  • se l’account è idoneo alle raccomandazioni;
  • se il pubblico conosce la natura virtuale del creator;
  • se i contenuti sponsorizzati vengono segnalati correttamente;
  • se la comunicazione rispetta le regole applicabili al settore;
  • se follower e interazioni sono coerenti con la reach effettiva.

Un influencer AI non dichiarato potrebbe infatti registrare un improvviso calo di visibilità proprio durante una campagna, riducendo drasticamente il valore dell’investimento.

La trasparenza diventa quindi un criterio di selezione, ma anche uno strumento di tutela reputazionale per l’azienda.

Per questo motivo, quando possibile, preferiamo lavorare con video reali e persone reali. Un contenuto autentico può richiedere più tempo e organizzazione, ma permette di comunicare esperienza, affidabilità e valori in modo più credibile. Per molti brand, soprattutto quelli che vendono prodotti o servizi basati sulla fiducia, questo valore è più importante della semplice velocità di produzione.

Gli influencer virtuali continueranno a funzionare?

La nuova regola non rappresenta necessariamente la fine degli influencer virtuali.

I personaggi generati artificialmente possono ancora essere utilizzati per sviluppare campagne creative, raccontare un brand, raggiungere nicchie specifiche e costruire universi narrativi riconoscibili. In alcuni casi possono persino offrire maggiore continuità visiva e produttiva rispetto a un testimonial tradizionale.

Quello che probabilmente funzionerà sempre meno è il tentativo di nascondere la natura artificiale del personaggio.

Un progetto dichiaratamente virtuale può diventare interessante proprio grazie alla sua identità. Un profilo ambiguo, invece, rischia di perdere contemporaneamente la fiducia del pubblico e la visibilità garantita dall’algoritmo.

La domanda strategica non dovrebbe quindi essere “come facciamo a farlo sembrare umano?”, ma “come possiamo rendere memorabile e credibile un personaggio che il pubblico sa essere virtuale?”.

Allo stesso tempo, è importante chiedersi se l’uso di un influencer virtuale sia davvero coerente con il brand. Non tutti i settori hanno bisogno di un’identità artificiale e, in molti casi, un video girato con clienti, professionisti, dipendenti o creator reali può generare una connessione più forte.

Come proteggere la reach del proprio profilo Instagram

Alla luce dell’aggiornamento, creator e aziende dovrebbero effettuare alcune verifiche.

Controllare la natura del profilo

Se il protagonista dell’account è una persona generata artificialmente, è consigliabile verificare la disponibilità dell’opzione “AI-generated profile” nelle impostazioni del profilo.

Evitare comunicazioni ambigue

La bio, le caption e le presentazioni commerciali dovrebbero spiegare chiaramente quando il personaggio non è reale. La trasparenza non dovrebbe dipendere esclusivamente dall’etichetta automatica di Instagram.

Verificare lo Stato dell’account

La sezione dedicata permette di controllare se il profilo e i suoi contenuti possono essere consigliati. È uno strumento fondamentale per individuare tempestivamente eventuali limitazioni.

Distinguere identità e contenuti

Un account gestito da una persona reale non deve necessariamente dichiararsi come profilo AI solo perché utilizza strumenti generativi. I singoli contenuti, però, possono essere sottoposti a regole o etichette specifiche quando sono stati generati o modificati in modo significativo.

Conservare materiali e file originali

Quando si utilizzano immagini reali elaborate con l’AI, può essere utile conservare fotografie originali, file di progetto e informazioni sul processo creativo. Questi materiali possono aiutare a ricostruire l’origine dei contenuti in caso di classificazioni errate.

Non dipendere esclusivamente dalla reach organica

L’aggiornamento ricorda ancora una volta che la visibilità su Instagram può cambiare rapidamente. È quindi utile costruire una strategia più ampia, che includa advertising, raccolta di contatti, newsletter, sito web e altri canali proprietari.

Non è una guerra all’AI, ma una richiesta di trasparenza

Instagram non sta vietando i personaggi artificiali e non sta penalizzando indistintamente tutti i contenuti creati con l’intelligenza artificiale.

La piattaforma sta cercando di separare due situazioni molto diverse:

  1. una persona reale che utilizza l’AI come supporto creativo;
  2. un’identità generata artificialmente che viene presentata come se fosse una persona reale.

Nel primo caso l’intelligenza artificiale è uno strumento. Nel secondo diventa il soggetto stesso della comunicazione e deve essere dichiarata.

Per creator e aziende il messaggio è chiaro: l’AI può continuare a essere utilizzata, ma deve essere integrata all’interno di una strategia trasparente, riconoscibile e rispettosa della fiducia del pubblico.

La nostra posizione è altrettanto chiara: preferiamo i video reali quando l’obiettivo è raccontare un’azienda, presentare un prodotto o costruire una relazione con il pubblico. L’autenticità non è un limite creativo, ma un elemento distintivo che può rendere un contenuto più credibile, umano e memorabile.

Hai notato un calo della visibilità su Instagram?

Una diminuzione della copertura può dipendere da molti fattori: contenuti poco adatti al pubblico, frequenza irregolare, posizionamento confuso, mancata idoneità alle raccomandazioni, utilizzo scorretto dell’intelligenza artificiale o una strategia editoriale non più coerente con il funzionamento della piattaforma.

Con una consulenza Instagram possiamo:

  • analizzare il profilo e il suo posizionamento;
  • controllare lo Stato dell’account e l’idoneità alle raccomandazioni;
  • individuare le possibili cause di una riduzione della reach;
  • verificare l’utilizzo di contenuti e personaggi generati con l’AI;
  • ottimizzare bio, parole chiave, categorie e struttura del profilo;
  • analizzare contenuti, formati, frequenza e risultati;
  • sviluppare un piano editoriale basato sugli obiettivi del brand;
  • migliorare Reel, caroselli, Stories e call to action;
  • definire una strategia per aumentare visibilità, interazioni e contatti;
  • integrare attività organica e campagne pubblicitarie;
  • valutare quando utilizzare strumenti di AI e quando puntare su video reali;
  • costruire una comunicazione più autentica e riconoscibile.

Instagram non dovrebbe essere gestito inseguendo ogni cambiamento dell’algoritmo. Serve una strategia capace di adattarsi alle novità senza perdere identità, credibilità e obiettivi commerciali.

Contattaci per richiedere una consulenza Instagram: analizzeremo il tuo profilo e costruiremo un piano operativo personalizzato per trasformare la presenza sulla piattaforma in uno strumento concreto di comunicazione, acquisizione e crescita.

Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it. Web marketing manager, con passione per SEO, Social e Google Ads. Formatore aziendale. Laureato in comunicazione nel 2006 con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di consulenza social e web marketing per aziende e onlus.

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