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Articoli sponsorizzati: perché scegliere il Native Advertising

Tra tutte le tecniche di marketing dei contenuti, quella del Native Advertising è sicuramente una tra le più discusse del momento.

Il Native adv si basa sulla creazione di contenuti ben scritti e ben costruiti con lo scopo principale di informare e – allo stesso tempo – promuovere o vendere un prodotto o un servizio.

Per creare un contenuto che funzioni per il target di destinazione è necessario trovare il giusto equilibrio tra la finalità di sponsorizzazione e il contenuto dell’articolo stesso. Nello specifico, è corretto creare un testo che sia dichiaratamente promozionale, ma – allo stesso tempo – che venga percepito come altamente informativo e di qualità. Per far questo, tale contenuto deve integrarsi con l’ambiente web nel quale è ospitato e deve essere percepito dal target di riferimento come un approfondimento utile e in linea con i suoi gusti e bisogni. Sono da evitare, dunque, contenuti troppo espliciti ed estremamente parziali, come le recensioni di prodotto evidentemente create per essere di parte.

Ogni imprenditore digitale che si rispetti, prima di implementare una strategia simile, considera attentamente i pro e i contro che essa può generare – a livello percettivo – nella propria community.

I pro del Native adv

Gli imprenditori attenti allo scenario digitale si interrogano spesso sulla reale efficacia di questi contenuti sponsorizzati e le risposte ottenute sino ad oggi da chi ha sperimentato danno tutte esito positivo: la native adv funziona.

Le evidenze empiriche sulla loro validità sono sempre maggiori e mostrano come i contenuti di questo tipo creino engagement tra gli utenti e generino un’attenzione sempre maggiore da parte dell’audience, evidenziando – come risultato di conversione – anche la propensione all’acquisto. Rispetto ad un adv display o ad un banner tradizionale, è indubbio che il target apprezzi molto di più questa tipologia di pubblicità.

Di seguito, i punti cardine a favore del native adv.

  1. Il Native adv è sempre più usato, perché in grado di arginare gli adv blocker. Per evitare “intrusioni” fastidiose, infatti, sempre più utenti utilizzano nei loro browser questi filtri che bloccano la pubblicità intrusiva.
  2. Evita la “banner blindness”: gli utenti valutano il contenuto non solo come testo sponsorizzato, ma anche come informativo e utile, pertanto non sono portati ad evitarlo, come avviene invece per un banner intrusivo. Se il contenuto è pensato in maniera coerente, riuscirà a creare un interesse e un coinvolgimento elevato.
  3. Aumenta le conversioni. Le persone, intercettate in un luogo a loro congeniale, sono portate a cliccare su contenuti di prodotto/servizio a cui sono interessate e che sono costruiti ad hoc per attrarre la loro attenzione. Tale “persuasione” nel digital marketing è quantificabile in termini di click. E i click che apporta il native adv non sono certo un dato trascurabile per i brand.

 

I contro del native adv

Occorre fare sempre attenzione anche all’altro lato della medaglia e seguire le indicazioni giuste per non buttare all’aria l’investimento di denaro e tempo. Ecco i suggerimenti per una corretta campagna di native adv.

 

  1. Non si può tradire la fiducia dell’audience nascondendo il carattere promozionale del contenuto. Per mantenere un rapporto di trasparenza e fiducia tra brand e consumatore, dichiarare il carattere promozionale di un articolo è fondamentale. Per questo, sempre più spesso, all’interno di testate e piattaforme diverse, è frequente trovare la dicitura “sponsorizzato” a corredo di un articolo, proprio per indicarne la finalità promozionale.
  2. Ogni progetto di native adv deve essere pensato ad hoc: una strategia troppo generica non porterà i suoi frutti. Inoltre, il monitoraggio di una campagna di adv nativo deve essere costante. Non basta dare avvio alla strategia e lasciarla in balia del web: il controllo costante e l’ascolto della rete sono i punti di forza di un marketer. Dal monitoraggio online non si potrà che trarre spunti interessanti per migliorare.
  3. Attenzione alla forma e al contenuto del native adv: questo deve essere sempre adeguato e coerente con la linea editoriale dell’ambiente che ospita il contenuto, per far sì che gli articoli non costituiscano motivo di interruzione della navigazione da parte dell’utente che li percepisce come estranei.
  4. È importante pubblicare i contenuti prodotti su siti che siano davvero in linea con il target di riferimento e – soprattutto – che siano siti reali, gestiti da blogger o redattori veri e che ricevano traffico vero dagli utenti (e non dai bot). In passato, infatti, sono nate (e morte) piattaforme dedicate alle PR che ospitavano al loro interno siti che ufficialmente ricevevano traffico, ma nella realtà erano alimentati da bot: le visite quindi erano sostanzialmente finte. Per evitare di incorrere in questi pericoli è opportuno affidarsi a piattaforme professionali di PR come Getfluence, che ospita al suo interno siti reali e opportunamente selezionati per sviluppare correttamente (e in trasparenza) le attività promozione online.
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Nel 2009 crea Socialmediamarketing.it Appassionato di ambiente, captologia, politica e pubblicità sociale si laurea in comunicazione con tesi sullo User generated advertising. Si occupa di web marketing, seo e social media marketing.

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